mercoledì 21 dicembre 2016

PANETTONE FACILE FACILE HOME MADE



Ultimo post prima di Natale e con questo post voglio lasciarvi i miei auguri di Buon Natale, ma soprattutto augurarvi un Natale #hygge.

Non sapete cosa voglia dire questa parola? Tranquilli neanche io. L’ho scoperto un paio di settimane fa sul sito di Csaba della Zorza (qui il link dell’articolo di riferimento) e devo dire che mi ha affascinato.

Brevemente, è una parola danese, la cui pronuncia è “hue-gah”,una robina semplice….completamente diverso da come si scrive, ma con un pochino di esercizio ce la si può fare.
Ma non fermatevi alla differenza fra pronuncia e scrittura, ma al significato che questa parola racchiude.
E’ una significato bello, vuol dire stare bene godendosi le cose semplici della vita, stare bene con le persone che amiamo e che fanno parte della nostra quotidianità, una sorta di “gioia di vita”, riuscire a crearsi un nido che ci protegga da questi tempi incerti e dalla frenesia del mondo e l’ansia che i mille impegni ci creano.

Csaba nel suo post fa esempi di cosa la fa sentire “hygge” ed io invece vi dirò cosa fa sentire me “hygge”

Premessa, prima di dirvi cosa mi fa sentire #hygge e che questo non è legato ai sentimenti o alle sensazioni fini a loro stesse, ma alle azioni che portano quelle sensazioni.
Azioni vere e proprie che vi facciano stare bene e non devono essere cose grandiose, ma cose semplici che trasmettano senso di casa, amore per noi e per i nostri cari.

Ed ora partiamo con questo esercizio, vi lascio le cinque cose che mi fanno #hygge per me

#HYGGE 1: Quando riesco a far sorridere mio figlio
E’ ancora piccolo, e sorride facilmente, ma ha diversi sorrisi.
Quelli di quando riceve un gioco nuovo e sono sorrisi che io chiamo più “materiali” e quellli di quando al mattino appena sveglio, scatta il momento coccole e solletico.
Ecco per me quelli sono i sorrisi più genuini ed ho scoperto che durante il giorno ne regala parecchi, ma crescendo saranno sempre meno e quindi cerco di goderne il più possibile adesso.

#HYGGE 2: Fare il pane

Nulla equivale alla magia di fare il pane per me, e sono convinta di questa cosa.
Fare il pane è pura gioia e felicità.
Ne ho parlato diverse volte nel blog, ma la magia di vedere come acqua, farina e lievito diano origine ad uno dei cibi più antichi e buoni del mondo mi da una gioia infinita.
La consistenza dell’impasto, l’attesa della lievitazione è  un esercizio importante in questi tempi frenetici e che viene ripagato con la bontà del pane stesso.

#HYGGE 3:  Camino acceso, coperta, tisana, lana e  ferri da maglia
Nelle giornate fredde, quando il cielo resta grigio e fa troppo freddo per uscire, questa è la mia coccola assoluta.
Purtroppo, con un bimbo piccolo questa cosa succede veramente di rado, ma ciò non toglie che per ma sia hygge.
Non sono bravissima, con la maglia non vi aspettate grandi cose, ma non il risultato quello che conta ma semplicemente il piacere che questo rituale mi da.
Continuo a ripetermi che sarà una delle mie cose preferite in vecchiaia, ma per ora un paio di pomeriggi all’anno mi capita di sperimentare questa magia.

#HYGGE 4: Libri, libri e libri
Amo i libri, i romanzi, i libri di ricette.
Sono una teorica, non credo che esista nulla che nella vita non si possa trovare su un libro.
Amo studiare ed imparare. Per me questo è hygge.
Affezionarsi ad i personaggi che incontro nei romanzi e dispiacersi un pò quando li perdi.
Eroi ed eroine che mi accompagnano e mi mostrano il mondo attraverso i loro occhi.

#HYGGE 5: Cucinare

E’ hygge cucinare per i propri cari, per i propri ospiti e per tutte le persone a cui vogliamo bene.
Amo cucinare per gli altri ed amo quando qualcuno cucina per me, che sia la mia mamma (a volte non mi rendo conto della fortuna che ho) o un amico.
Trovo che nel cibo che offri e che ti viene offerto ci sia amore e condivisione.
E questo è proprio quello che vuol dire vivere #hygge.


Non voglio lasciarvi una lista, ma farvi capire cosa questa parola voglia dire e sono curiosa di sapere cosa voglia dire per voi.

Inoltre, ho deciso che comprerò questo libro per approfondire l’argomento e  cercherò di far diventare il mio 2017 un pò più hygge, ma per ora mi accontento del Natale.





E nel perfetto stile Hygge vi lascio una ricetta per un panettone Home Made molto buono.
Un ringraziamento al sito babygreen per averla postata, perché di tutte le ricette che ci sono in rete, questa mi è sembrata la più facile, veloce e con risultati eccellenti.
Si rifà al sistema no knead bread.

A questo link trovate la ricetta originale, di seguito la mia.
Ho fatto piccole modifiche, aggiungendo le gocce di cioccolato e usando un unico stampo (qui il link del mio)



Ingredienti

250 g di farina Manitoba
90 g di burro fuso
75 g di acqua a temperatura ambiente
2 uova medie a temperatura ambiente
60 g di miele di acacia
1 presa di sale
4 g di lievito secco

per il mix aromatico
buccia grattugiata di 2 arance bio
60 g di uvetta (da far rinvenire per 10 minuti in acqua tiepida)
50 g di gocce di cioccolato

per la glassa
60 g di mandorle tritate finemente
70 g di zucchero di canna
40 g di fecola di patate
1 pizzico di sale
50 g di albume


Sera:
In una ciotola capiente che servirà poi anche a far lievitare il composto, quindi se ha il coperchio è meglio, mescolare le uova sbattute con il miele, l’acqua il sale ed il burro fuso.
Aggiungere la farina un pochino alla volta con il lievito ed amalgamare fino ad avere un impasto omogeneo.
L’impasto sarà morbido ed un pochino appiccicoso (usate una forchetta).
Aggiungere il mix aromatico e lasciar lievitare per due ore ben coperto e passato questo tempo riporre in frigorifero

Sera giorno 2 o mattino giorno 3
Tirare fuori l’impasto dal frigo e lavorarlo velocemente su un piano infarinato.
Riporlo in uno stampo per panettone (qui il mio) e lasciarlo riposare al caldo fino a quando non raddoppia il volume (ci vorranno 2/3 ore).
Mentre, il nostro impasto lievita facciamo la glassa.
In una ciotola mescolare le mandorle tritate, la fecola, lo zucchero e il pizzico di sale con gli albumi fino ad ottenere un composto granuloso.
Quando l’ impasto è giunto a lievitazione, spalmare con un cucchiaio la glassa sulla superficie.
Accendere il forno a 180 gradi e quando è in temperatura infornare per 25 minuti.
Si conserva morbido per un paio di giorni, purché ben coperto con la pellicola

venerdì 16 dicembre 2016

Palline di Natale DIY

In questo periodo siamo tutti un po' in tema natalizio, e mi sembra un buon momento per approfittarne e fare qualche lavoretto fatto a mano, da regalare o semplicemente da appendere sull'albero. Quest'anno in casa mia l'albero è sui toni del bianco, argento e blu, e ho realizzato alcune di queste palline con fili di lana per dargli un tocco più personale e scaldare quei colori tanto freddi.

Per realizzare queste palline sono sufficienti pochi minuti, un gomitolo di lana e una pallina di polistorolo oppure una pallina da rammendo
Arrotolare il filo di lana come per fare un gomitolo usando la pallina di polistirolo come sostegno (non è necessario stringere eccessivamente, ma occorre che la lana aderisca alla pallina)
Poco dopo aver iniziato, formare un anello che servirà poi per appendere la pallina all'albero. Formando ora l'anello, con un po' di attenzione si potrà rinforzare la base del filo, per non farlo muovere, man mano che si aggiungerà la lana, ed evitare così che il gomitolo si srotoli una volta appeso.
Dopo circa 10-20 giri di fili (ma prenderete facilmente l'occhio da soli e seguendo il vostro gusto) cambiate direzione del filo, facendo attenzione che il filo rimanga teso anche al momento del cambio.
Continuare così fino a quando il filo non avrà coperto tutta la superficie della pallina, e annodare il capo finale alla base del filo lasciato per appendere la pallina all'albero.



Spero che queste palline vi piacciano e attendo di conoscere i vostri risultati in questo semplice lavoretto natalizio, che si può fare facilmente anche con i bambini.
Fabiana

martedì 13 dicembre 2016

TRECCIA DOLCE AL LATTICELLO




Vi ricordate il post del burro?
Se per caso ve lo siete perse, vi lascio il link.
Come ben sapete, facendo il burro a mano si ottiene il latticello.
Se non l’avete buttato, mi raccomando non fatelo, usatelo per questa ricettina.

Il latticello rende i prodotti da forno molto più soffici e più buoni, ma purtroppo non è molto reperibile e quindi se per caso vi siete cimentati nella ricetta precedente, ora non avete scuse per non provare questa ricetta qui.

Oggi vi lascio solo la ricetta, perché siamo in pieno clima natalizio e fra pacchetti e addobbi e esperimenti in cucina il tempo è sempre poco.

Ci aggiorniamo presto.


Ingredienti:

300gr farina 0
300 gr farina Manitoba
15 gr lievito di birra fresco
400 ml di liquido (allora da mio burro io sono arrivata a 275 ml di latticello a cui ho aggiunto latte fino ad arrivare a 400 ml)
2 cucchiai di miele di acacia
40 gr. di zucchero di canna
2 pizzichi abbondanti sale fino

Per guarnire
latte tiepido
zucchero di canna

In una parte di latte appena intiepidito sciogliere il lievito con un cucchiaio di zucchero e lasciare agire per una quindicina di minuti.

Nel mentre nella planetaria versare le farine lo zucchero, il latticello, il latte, il miele e il lievitino ed azionare la macchina.
Quando l’impasto inizia a prendere aggiungere il sale e fare andare ancora la macchina fino a quando l’impasto non sarà bello liscio ed elastico.

Ungere con un pochino d’olio una ciotola e mettere l’impasto a lievitare coperto ed al caldo per un paio d’ore o fino a quando non sarà raddoppiato di volume.

Passato il tempo della lievitazione prendere l’impasto e lavorarlo velocemente su una spianatoia spolverata di farina per farlo sgonfiare e dividerlo in 3 parti e da ogni parte ricavare un filoncino.

Fare unta treccia assicurandosi di chiudere bene le estremità.
Trasferire la treccia su una teglia coperta da un foglio di carta forno e farla lievitare per una quarantina di minuti.ù

Accendere il forno a 180 gradi in modalità ventilata.

Appena prima che il forno arrivi in temperatura spennellare con un pochino di latte tiepido la superficie della treccia e spolverizzare di zucchero di canna.

Informare per circa 30-35 minuti. Per la cottura se battendo le nocche sul fondo si sentirà un rumore “vuoto” il pane è pronto.

Questo pane è adatto sia per condimenti dolci ( marmellata, crema di nocciole) sia per condimenti salati (formaggi e salumi).
A voi la scelta.


Buon appetito.

Lo spazio sotto è tutto per i vostri commenti.

venerdì 18 novembre 2016

Biscotti con la sparabiscotti






Eccoci a scrivere un nuovo post ed a decidere di cosa parlare.
Come avevo detto in passato, sono la consumatrice ideale.
Sono affascinata dagli oggetti e dalla loro funzione, ed avere una casa spaziosa non mi aiuta.
Questo aggeggino è rispuntato in un giorno di pioggia, uno di quelli uggiosi in cui costretta a casa devi inventarti qualcosa per passare il tempo con il topino.
Risultato? Ho tirato fuori dalla cantina, che neanche ricordavo di averla, una sparabiscotti.
Ora a memoria, sono più o meno convinta di averlo comprato circa 5-6 anni fa, averlo provato ad usare, non aver avuto alcun tipo di successo, e quindi averlo abbandonato, ma sono stata così brava da non buttarlo nel trasloco del 2014.
E così un giorno di pioggia, uni di quelli in cui non si sa cosa fare abbiamo tirato fuori la sparabiscotti e datole una seconda opportunità, provare di nuovo a fare i biscotti.
Risultato: siamo riusciti a fare i biscotti. Si gente siamo perfettamente riusciti.
Certo, qualche effetto collaterale l’abbiamo avuto.
Una cucina dove sembrava fosse esploso una bomba composta da burro, farina e zucchero ed un intenso lavoro della mamma per ripulire ogni superficie entrata in contatto con l’impasto, ma volete mettere la soddisfazione di sentire una vocina che dice: “ Mamma, siamo stati bravi? Li abbiamo fatti noi”
Ebbene si, siamo stati bravi e mi raccomando perché vengano buoni fateli in una giornata di pioggia, vi daranno il buon umore.

INGREDIENTI PER CIRCA 40 BISCOTTI
(compresi quelli un po bruttini)

200 gr. burro morbido
40 gr. zucchero bianco
40 gr. zucchero di canna
la scorza di 1/2 limone grattugiato
1 uovo
300 gr. di farina

Codette di zucchero per decorare






Tagliate il burro a pezzetti, metterlo nella planetaria ed aggiungere gli altri ingredienti e con il gancio K azionare la macchina e farla andare fino a quando non si ottiene un impasto omogeneo.
A questo punto, trasferire il composto su una spianatoia e trasferire un poco alla volta nella sparabiscotti fino a 3/4 del cilindro ed iniziare a sparare sulla teglia.
I primi “spari” saranno a vuoto ma ad un certo punto inizierete a sentire il l’impasto uscire dalla trafila.
Se volete i biscotti più smilzi basta uno sparo e poi si passa al successivo, sebbene io trovo che con due spari vengano meglio.
A questo punto versaste le codette di cheto per decorare.
Informare in forno già caldo a 180 gradi per 10 minuti.

Trucchetti:
1. quando lo tirate fuori vi sembreranno ancora morbidi, ma va bene così si induriranno raffreddandosi
2. non usate la carta forno, i biscotti aderiscono meglio alla teglia “nuda e cruda”. Quindi usate una buona teglia antiaderente ed abbiate fede, vi verranno buonissimi

Attrezzi del mestiere: io ho usato la sparabiscotti della Tescoma, che è molto buona e che ha tante trafile per ottenere diverse forme, voi usate quella che avete o comprate quella che vi sembra più idonea per voi.





 ecco la mia sparabiscotti , la potete trovare su Amazon


Buon appetito e lo spazio sotto vi ricordo che è per i vostri commenti.



sabato 5 novembre 2016

Burro Homemade e Racconto Semiserio

Quale aspirante blog che si rispetti prima o poi non si avventura nell’opera titanica, mastodontica di fare il burro homemade?

Una prova piena di insidie, che potrebbe far vacillare anche i cuochi più esperti. Persino il burbero Cracco o il benevolo Canavacciuolo potrebbero fallire miseramente; sì, perché pochissimi riescono in questa impresa.
La maggiorparte di coloro che tenta, si trova costretto ad abbandonare il terreno di gioco o peggio non riesce a sopravvivere con l’onta della sconfitta.
Ebbene fare il burro è un’impresa per pochi, come diceva il buon Jerry Scotti “only the brave” che tradotto in italiano non vuol dire “solo quelli bravi” bensì solo quelli “impavidi, coraggiosi” pronti ad affrontare le Terre di Mezzo per riportare l’anello a Mordor.
 Solo a coloro che affronteranno dolore e tribolazioni saranno aperte le porte della conoscenza.

Quindi siete ancora in tempo per tirarvi indietro, altrimenti affrontate senza paura come cavalieri senza macchia questa immane prova ed "ai posteri l’ardua sentenza" (ho sempre sognato di scomodare Manzoni in un post).

Per un panetto di burro piccolino, ma che comunque vi avrà lussato una spalla serve:

panna fresca (400 ml)
frustino elettrico
colino
ciotola a bordi alti
ciotola per recupero latticello
carta forno
“olio di gomito”

L’ideale è farlo dopo una giornata di stress in ufficio, così mentre le fruste elettriche sbattono energicamente la panna, voi vi rilassate e scaricate la tensione, altrimenti la potete considerare una “sorta di ginnastica” da casa per rassodare il braccio, che si sa nelle donne è sempre a rischio crollo.
Insomma, dovete trovarvi una motivazione per i venti minuti che seguiranno, e per il formicolio che avrete al braccio nel tenere il frustino acceso.
Prendete una ciotola con i bordi alta, versate la panna fredda da frigo ed iniziate a montare.
Sbattete, sbattete ed avrete la panna montata, e a questo punto non vi fermate e sopratutto resistete alla tentazione di intingere il dito e proseguite.
Sì, siete a metà dell’opera, la panna piano piano perderà la sua consistenza “voluttuosa” e diventerò un composto sbricioloso ed inzierà a separarsi.
 Ecco, è questo che dovete ottenere, siete sulla giusta strada, quindi non vi abbattete e non buttate via niente.
Continuate a sbattere con il frustino fino a quando avrete due composti ben separati, il liquido e i “fiocchi di burro”.
A questo punto prendete il colino e raccogliete il composto in esso.
Lasciate scolare in una ciotola pulita.
Il liquido che si viene a formare e che sgocciola dal burro, non buttatelo, pena schegge di bambù sotto le unghie per tutta l’eternità, è il famoso “latticello” o come viene chiamato dai nostri amici Brexit Yes…”buttermilk”.
 Quello che in ogni puntata Nigella usa per fare torte più soffici, panini più soffici, muffin più soffici etc etc.
Il latticello l’elemento più soffice per le nostre preparazioni e noi l’abbiamo ottenuto.
Sì, abbiamo ottenuto il nostro latticello.
Trattenete le lacrime che a questo punto saranno miste fra dolore e commozione.
Il composto burroso sarà ben ben sgocciolato, quindi possiamo metterlo in un pezzetto di carta forno e modellarlo in qualcosa di simile ad un panetto.
Ed ora come funziona?
Il latticello lo mettiamo in una ciotola ben coperto, dove lo possiamo tenere nel frigo per al max un paio di gg e in rete possiamo vedere come usarlo, mentre il burro nel nostro panetto lo possiamo o mettere in frigorifero dove durerà un paio di settimane (considerate che è fatto con solo olio di gomito e senza conservanti) oppure lo congeliamo, dove durerà fino a 6 mesi, e prenderne le quantità necessarie di volta in volta.

Se siete riuscite a farlo siete delle vere campionesse, avete superato le vostre paure e nulla vi potrà ostacolare nell’avverare i vostri sogni.

p.s. fare il burro è molto facile divertente, e soprattutto divertente da fare con i bambini.
Il mio è un racconto ironico, per fare una cosa così semplice.
Spero di avervi strappato un sorriso

sabato 29 ottobre 2016

Harry Potter...la storia continua


Commenti a caldo di due lettrici

Come sapete il caso letterario dell’anno è stato il ritorno di Harry Potter.
Sì, la Rowling che per anni ha detto che non avrebbe ripreso la storia, l’ha ripresa, ha rispolverato bacchette e calderoni ed ha pubblicato una nuova opera  “Harry Potter and the Cursed Child”.
In un certo senso ha mantenuto la parola, perchè non è propriamente un romanzo, ma una pièce teatrale e non ha come protagonista Harry Potter, ma suo figlio Albus Severus durante il suo periodo di formazione ad Hogwarts.
Ritroviamo personaggi che conosciamo bene come la professoressa McGrannit, Neville Paciock, Hermione Granger, Ron Wesley ed anche il cattivo Draco Malfoy, oltre che Harry che ha abbandonato la veste del "ragazzo che ha sconfitto il Signore Oscuro", ma quella forse più difficile di padre.
Non ci soffermermo sulla trama, ma è possibile che da questo momento facciamo qualche spoiler.
Harry è diventato brusco, con un passato che a tratti gli sembra stare stretto e che onestamente a volte risulta antipatico e insofferente.
Harry ha sempre teso a lamentarsi molto, a causa del grande peso del compito che aveva da svolgere, ma in giovane età era comprensibile. Ma anche l'Harry adulto non ha perso questa abitudine e a volte non sembra per nulla maturato rispetto ai suoi anni scolastici.
Quindi, possiamo dire che non sia stato un gran piacere ritrovarlo e soprattutto ritrovarlo così amaro e scontroso.
Altra delusione è stato Ronald Wesley, l’amico bonario di Harry, quello non particolarmente brillante, ma di cuore, generoso, timido ma onesto e leale. È diventato l'uomo che ci si aspettava dalle sue sole premesse scolastiche, pressapoco una “macchietta”, oscurato da Hermione di cui però è ancora convitamente innamorato, ed è forse l'unico aspetto in cui brilla ancora. Delude chi si aspettava che avrebbe fatto carriera, ma rimane coerente con se stesso giovane.
Hermione, al contrario, da brillante studentessa diventa una donna dalla carriera sfolgorante al Ministero della Magia. Resta l’Hermione di sempre, la ragazza sveglia e brillante è diventata una dona affermata e importante.
E concludo con Draco Malfoy, l’acerrimo nemico di Harry, spaccone, borioso, ingiusto ed a tratti crudeli, diventa il personaggio più sorprendente. La vita gli ha dato dei gran colpi bassi, ha avuto sofferenza e dolore e quello che gli rimane è un figlio che gli tiene le distanze ed un nome ingombrante che riporta ai Mangiamorte, eppure lui ha davvero fatto un iperbole di crescita. E’ davvero il personaggio a cui la Rowling ha dato più sfaccettature e più respiro.
Draco è saggio, la cosa che ad Harry manca totalmente. La saggezza degli anni, il saper accantonare diverbi e dissapori, per un bene comune, quello dei propri figli.
E così, io Simona, scrivo una cosa che non avrei mai pensato di scrivere “il mio personaggio preferito è Draco Malfoy”.
Ma chiudendo con i personaggi storici, quelli conosciuti nei precedenti libri andiamo verso i protagonisti della nuova opera che sono: Albus, figlio di Harry, e Scorpius, figlio di Draco.
Albus è un ragazzo che vive come un’immenso ingombro la fama che essere il “figlio di” comporta, senza contare che finendo nella casa di Serpeverde alimenta ancora di più i dissapori con un padre. Romane in bilico fra il dimostrare al padre quanto vale ed il distaccarsi da questo padre, che a volte lo fa sentire il “figlio indesiderato”, anche se si somigliano moltissimo.
Al contrario, Scorpius è brillante, intelligente e riflessivo, ama la vita anche se difficile ed è sempre buono e disponibile con gli amici, tanto da guadagnarsi il titolo di personaggio preferito di me Fabiana. Un vero eroe, anche lui che ha una figura di un padre che l’ha iperpotetto al punto di preservarlo dal mondo che l’avrebbe potuto giudicare e che alla fine l’ha giudicato ancora più aspramente, a tal punto da farlo sentire solo ed allontanato e desideroso anche lui di dimostrare quanto valga.
Ed è l’incontro fra Albus e Scorpius ed il loro desiderio di dimostrare ai rispettivi genitori ed alla comunità magica di non essere o di essere determinate cose che li porta a rubare la sola ed unica Giratempo funzionante per andare indietro nel passato e modificarlo per fare un favore ad un personaggio gà incontrato nei precedenti romanzi.
Si aprono così una serie di mondi paralleli intriganti, che mostrano ancora una volta come siano le nostre scelte a decidere il nostro futuro.
E l’amore?
L’amore che per la Rowling è più forte della magia stessa, lo ritroviamo?
Sì, lo troviamo nell’amore di Ginny per suo figlio (per quanto lei sia del tutto secondaria) ed anche in un riluttante Harry, che comprende che i figli non devono essere la copia di noi stessi, ma trovare la loro strada. Lo ritroviamo nell’amore di Draco, non per il suo nome importante, ma per Scorpius e per quello che questo ragazzo gli ricorda.
Ma lo ritroviamo in Scorpius e Albus che alla fine fanno tutto quello che fanno perchè nel cercare un loro posto nel mondo cercano anche amore dei loro genitori.
Fine allerta spoiler
In conclusione va aggiunto che, essendl un testo teatrale, è difficile ritrovare la Rowling dei precedenti romanzi, in alcune parti emerge la sua penna, il tutto mi sembrava più asciutto e più oscuro. Come i personaggi sono maturati, così è maturata lei come scrittrice ed inserisce i problemi della vita adulta anche nella sua storia.
Chi inoltre amava le sue descrizioni, dovrà avere un po' di pazienza, perchè c'è poco spazio per le descrizioni nel mondo teatrale. Ma la magia rimane, con nuove trappole pericolose e le meravigliose possibilità.

lunedì 26 settembre 2016

Torta al cioccolato con latte di mandorla

Si vede che sta entrando l’autunno nella nostra vita, che al mattino l’aria è decisamente più frizzante e che le giornate piano piano si accorciano.
E con il freddo torna la voglia di casa, la voglia di coccolarsi sul divano, quel desiderio di calore e di pace che portano le temperature autunnali.

E mentre la natura si prepara al riposo invernale, a me torna la voglia di accendere il forno, torna il desiderio di dolci morbidi e “cioccolatosi” da accompagnare a calde tazze di te o tisane.

E’ questo il mio rituale per accompagnare le giornate d’autunno, il modo in cui a casa nostra ci si prepara ai mesi di freddo ed giornate con poca luce che ci attendono.

Per inaugurare l’autunno vi lascio una ricetta facile e veloce e soprattutto buonissima, che mentre cuocerà in forno riempirà la casa di un calore ed un’armonia inaspettata e nuova.


TORTA AL CIOCCOLATO CON LATTE DI MANDORLA

Ingredienti

220 gr. farina di farro
120 gr. di zucchero di canna
1 pizzico abbondante di cannella
60 gr.di cacao amaro
1 uovo
250 ml. di latte di mandorla
1 banana
1 bustina di lievito per dolci

Preparazione

Accendere il forno in modalità ventilata a 180 gradi.

In un mixer frullare il latte di mandorla con la banana fino ad ottenere un composto omogeneo.
Separare gli ingredienti secchi da quelli umidi, quindi in una ciotola più piccola mescolare velocemente il cacao, la farina, lo zucchero, il lievito e la cannella, mentre in una ciotola più capiente mettere l’uovo il composto latte di mandorla e banana e mescolare velocemente con una frusta.
Versare nella ciotola dei liquidi gli ingredienti secchi e mescolare con una spatola fino ad avere un impasto ben omogeneo.

Versare il una tortiera da 20 cm precedentemente imburrata ed infarinata o ricoperta di carta forno ed infornare per circa 30 minuti.
Per la cottura vale la prova dello stecchino.

E’ buona sia a merenda che a colazione o quando ci assale la voglia di dolce.

Grazie per essere passato dal blog e se volete lasciare un commento lo spazio sotto è tutto per voi.

giovedì 22 settembre 2016

RECENSIONE LIBRO: IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI TE

Sono ancora giornate calde dove si può stare fuori e la voglia di accendere il forno è poca, la voglia di cucinare si riduce a cose veloci e non degne di essere pubblicate sul blog.
Ma siccome sono stata un pochino assente dal blog, ho ripreso a scrivere, ma non parlerò di cibo.
Parlerò di libri.

Un libro che ho letto durante le vacanze e che mi è piaciuti molto.
Il titolo è “Il profumo delle foglie di te” di Dinah Jefferies.

Il mio consiglio è di leggerlo, perché è veramente un libro molto evocativo e suggestivo nella descrizione dei paesaggi e dei luoghi e poi riporta a mondi lontani ed ad un passato diverso dal nostro presente.

La trama parla di Gwendolyn Hooper, giovane donna che negli anni ’20 abbandona per amore la sua rassicurante patria, l’Inghilterra, per andare a vivere nella lontana isola di Ceylon nelle piantagioni di te del suo nuovo marito.
Ma l’uomo che ha conosciuto a Londra è diverso dall’uomo che ritrova a Ceylon.
Non è premuroso ed affettuoso, ma distante e troppo preso dal suo lavoro per dedicarsi a lei, lasciandole l’incombenza di occuparsi da sola della casa e del personale di servizio.

In un primo momento quello che emerge è il quadro di una donna fragile e molto giovane con un marito molto più grande di lei, che la trascura creandole sofferenza ed abbattimento, ma nel corso della storia riesce a diventare sempre più forte e più determinata.

Questo marito che convive con un grande segreto  e lei che percepisce il peso del ricordo della prima moglie morta di lui sembrano destinati ad essere due creature distanti, ma nonostante  è la determinazione di Gwendolyn a restare al fianco del marito che ama, ad aiutarlo nella sua attività, ad essere una buona moglie e dargli un figlio, che mantiene e conserva l’unione fra i due.
Una donna che da fragile diventa forte e che affascina il lettore, che la vede sbocciare pagina dopo pagina.

Ed il coronamento della sua felicità arriva con la notizia della gravidanza.
Sono gli anni ’20, le donne muovevano i primi passi verso l’emancipazione, ma sono ancora molto legate ad un uomo che le ami e le protegga e l’indipendenza come la intendiamo noi non esisteva ancora.
Per Gwendolyn la notizia di diventare mamma la rende felice e piena di gioia, come il coronamento della sua vita, come il cardine su cui ruoterà l’armonia fra lei e suo marito.
Ma il parto costringerà Gwendolyn ad affrontare la prova forse più difficile della sua intera vita.

Non anticipo altro, in quanto tutto il romanzo ha come perno la decisione ed il conseguente segreto che Gwendolyn prenderà dopo aver partorito, ma il mio consiglio è di leggerlo perché vi terrà incollati fino all’ultima pagina.

Un romanzo al femminile, dove sullo sfondo dei grandi cambiamenti storici del ventesimo secolo, vediamo la protagonista passare da debole e fragile ragazza a donna forte e determinata.
Le siamo accanto nei momenti di gioia e desideriamo consolarla nei momenti di sconforto.
Il suo percorso di crescita è fatto di grande dolore e di profonda sofferenza, straziata da un segreto grande ed enorme, che divide il suo cuore in due, ma ferma nella decisione di non arrendersi a quello che il destino le ha inflitto.

Ho amato il modo di scrivere della scrittrice, mi ricorda i romanzi di Jane Austen ed anche Gwendolyn per sua forza e coraggio sembra una novella Jane Eyre.
Ammetto di essere di parte, in quanto adoro il romanzo inglese delle sorelle Bronte e di Jane Austen ma quest’opera me l’ha ricordato così tanto da non poter evitare di adorarlo in ogni sua pagina, ma questa resta una mia opinione personale.

Se qualcuno di voi ha già letto questo libro e vuole lasciare i suoi commenti lo spazio sotto è tutti per voi, per coloro che non l’hanno letto spero di avervi incuriosito al punto di desiderare almeno di iniziarlo a leggere.

Buona lettura e grazie per essere passati dal blog.



Simona


martedì 26 luglio 2016

Riflessione di metà anno





Siamo ormai a metà anno, ed è il tempo di fare bilanci sulle proprie letture, trovare il positivo e il negativo di ogni libro così da fare scelte migliori nella seconda metà dell’anno. Nell’attesa della recensione dell’ultima parte della trilogia Queste oscure materie, ritorno sui miei passi per valutare i libri appena letti di cui magari non vi ho mai parlato, ma che potrebbero incuriosirvi.

1984 di George Orwell: da ricordi scolastici sapevo la fine, poco rassicurante, che in nessun modo viene addolcita. Ma la prima parte è molto vivace, ricca di emozioni e passione in un mondo monocolore. Un classico che andrebbe rivalutato più spesso.
Little Dorrit di Charles Dickens: recensito più approfonditamente qui, ha una storia molto coinvolgente ma troppo riassuntiva, che lascia poco spazio per conoscere i personaggi. Ma nel complesso è molto piacevole.
Prima fondazione di Isaac Asimov: poco coinvolgente ma geniale ed interessante, spiega parte della creazione dell’universo fantascientifico dell’autore. In poche centinaia di pagine racconta più di un secolo di storia, prevista e corealizzata da Hari Seldon. C’è poca possibilità di affezionarsi ai personaggi e si sa molto poco della loro vita dopo il periodo narrato, perché in ogni parte c’è una generazione diversa di leader.
Seggio Vacante di J. K. Rowling: per molti un fiasco, una delusione e un tradimento da un’autrice tanto vivace con la saga di Harry Potter. Secondo me sono generi talmente diversi che è difficile fare un paragone costruttivo. È un libro crudo di vita reale di un paese non molto diverso da quelli in cui viviamo, con attriti, pettegolezzi e favoritismi. La crudezza è il suo difetto ma anche il più grande pregio.
Confessioni di S.Agostino: l’ho letto per curiosità. L’ho studiato come un libro interessante, una biografia sincera e il libro preferito di Petrarca. Ripercorre la propria vita e si sofferma su alcuni avvenimenti o abitudini dannose, rivedendo tutto con lo sguardo cristiano di fiducia nei confronti della Provvidenza Divina. Ne sono rimasta molto delusa, ma probabilmente perché sono poco abituata ai testi filosofici.
Principe Caspian, il ritorno a Narnia di C. S. Lewis: quarto o terzo (a seconda delle opinioni personali) della serie di Lewis, conserva il tono semplice e delicato, forse troppo ingenuo letto da grandi. I fratelli Pevensie ritornano a Narnia, dove sono diventati leggenda e dove Edmund ha la possibilità di dimostrare la propria bontà (tradita in Il leone, la strega e l’armadio) e rivelarsi davvero piacevole. Nel complesso è un libro leggero, adatto a riprendersi dopo una lettura impegnativa.
Virus di Clive Cussler: come anche in Iceberg, l’avventura è garantita. Un po’ prevedibile ma avventuroso e realistico al punto giusto, protagonista affascinante e spalla amabile, pericolo enorme che incombe sul mondo (un virus che distrugge totalmente ogni forma di vita) e che con grande coraggio Dirk Pitt riuscirà a scongiurare.
Viaggio al centro della Terra di Jules Verne: Otto Lidenbrock e il nipote Axel compiono il viaggio impossibile (o forse solo improbabile) con la guida svedese Hans, silenziosa come solo i personaggi di Verne sanno essere. L’atmosfera è cupa e la soddisfazione data dal viaggio è relativa, ma i personaggi e le teorie di fine Ottocento (forse vere?) rallegrano il viaggio nell’oscurità.
Eugenio Oneghin di Aleksandr Puškin: la scrittura in rima mi ha incuriosita molto, e si è rivelata un’esperienza particolare da leggere, in quanto mi ha richiesto più attenzione della prosa. La storia è in perfetto stile russo, con rimorsi e pentimenti, ed è semplice prendere una posizione nei confronti dei personaggi, un giovane perdigiorno e una ragazza fiera.
Il mare delle spade di R. A. Salvatore: ultimo di una trilogia ambientata nell’ambientazione di Forgotten Realms del gioco di ruolo Dungeons&Dragons. Per chi conosce il gioco è facile cogliere le regole durante i combattimenti, ma negli altri momenti le emozioni e i tormenti dei personaggi sono in primo piano, rendendolo davvero coinvolgente ed emozionante.
La locandiera di Carlo Goldoni: tutti la ricordano più o meno dagli studi superiori, ma pochi davvero si rendono conto quanto divertente sia oltre che fare una forte critica alla nobiltà dell’epoca.
La trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni: tre commedie concepite con una storia unica, due matrimoni da progettare ma senza la certezza di farne nemmeno uno. Le scene si susseguono velocemente e i personaggi si mancano per pochi istanti, lasciando lo spettatore (o il lettore) sempre in attesa.
Harry Potter e il calice di fuoco di J. K. Rowling: che dire? Ammetto che ho scoperto con la rilettura della saga che lo stile di scrittura dell’autrice non mi piace, anche se riflette perfettamente l’età dei protagonisti. Il libro lo consiglio decisamente, come tutti gli altri, è ricco di inventiva, che nel film si perde, e spessore dei personaggi adolescenti.
Il naso di Nikolaj Vasil’evič Gogol’: breve racconto geniale di un uomo che un giorno si sveglia e scopre che il suo naso se ne andato dalla sua faccia e ora gira per la città. Irreale e spiritoso, è molto piacevole da leggere, anche se ancora non capisco se questo naso assume o meno fattezze umane.
Il cappotto di Nikolaj Vasil’evič Gogol’: meno allegro del precedente, anche se si avverte una piccola vendetta alla fine, il racconto ha comunque al centro un personaggio unico, come nello stile di Gogol’, che vale la pena di conoscere.
Il diavolo di Lev Tolstoj: racconto lungo con al centro un giovane tormentato, ancorato ad un’amante avuta in giovinezza, che non ama ma non riesce a dimenticare e perdonare se stesso per quella sbandata. Lei non si accorge di nulla, totalmente dimentica dell’accaduto, ma lui si sente perseguitato tanto da paragonarla al diavolo. È una lettura particolare che porta dentro una mente contorta e confusa.
Padri e figli di Ivan Sergeevič Turgenev: romanzo emozionante e stupefacente. Visto dal punto di vista del giovane Arkadij si percepisce con chiarezza la differenza generazionale tra giovani nichilisti, lui e il suo amico, e tradizionalisti, il padre e lo zio. Il confronto porta a riflessione per entrambe le parti e per il lettore, ma sempre centrali sono le emozioni di Arkadij, le sue amicizie e le sue esperienze.
Peggy Sue e gli invisibili, la creatura del sottosuolo di Serge Brussolo: come Narnia, lo stile è indirizzato ai bambini, ma trovo i libri di questa serie davvero geniali e questo in particolare molto avvincente. Peggy Sue, il cane blu e Sebastian visitano un pianeta-uovo, al cui centro giace una creatura che un giorno ne uscirà, e questo è solo un assaggio della grande inventiva dell’autore.

Dopo questi ora mi sto cimentando in Uno, nessuno e centomila e Piccoli Uomini.
Se avete letto uno di questi libri oppure siete incuriositi e volete altre informazioni, mi fa molto piacere rispondere ai vostri commenti. Anche se avete un libro da consigliarmi oppure per il quale vi interessa il mio parere.
Alla prossima lettura…
Fabiana

mercoledì 29 giugno 2016

Recensione "Io prima di te" - Jojo Meyes





“Vivi bene. Semplicemente vivi”


Ed eccomi di nuovo a rubare lo spazio a Fabiana.
La fanciulla è sotto esami all’università e quindi è decisamente fuori servizio sul blog.

La recensione di oggi riguarda un libro che sta riscuotendo un discreto successo letterario “ Io prima di te” di Jojo Meyes.
Se volete leggerlo, vi conviene farlo a breve, perché a settembre arriverà nelle sale l’adattamento cinematografico.

Io ho comprato la versione Kindle su Amazon, leggendo molto poco i commenti e credendo che fosse una storia d’amore leggera e piacevole adatta ad una giornata di pioggia ed è finita con me in lacrime che leggevo le ultime pagine con un crescendo di tristezza.
Si, è una storia d’amore e fino all’ultimo speri che il corso degli eventi sia diverso e che l’amore guarisca tutto.
Ma non va cosi.
L’amore può guarire davvero tutto oppure anche anche l’amore non può bastare a volte?
La mia risposta è che l’amore è il sentimento più grande che esista, ma spesso per amore intendiamo quello fra due persone.
Esiste l’amore per i figli, l’amore per se stessi, l’amore per i viaggi e non è necessario avere tutti questi diversi tipi di amore per essere in equilibrio.
Si può essere spiriti liberi che amano il mondo, ma non sentono la necessità di avere qualcuno con cui condividere il tutto.
Quindi si l’amore è il motore più forte dell’universo, ma non può guarire tutto.
L’amore fra i due protagonisti è forte e per quanto sembri che lui possa cambiare grazie all “leggerezza” e la “spensieratezza” di lei, non è abbastanza.
Non è abbastanza perché lui accetti la sua condizione, non è abbastanza per convincerlo che esiste un’altra vita, diametralmente opposta alla precedente.
Non è lei che non è abbastanza, e neanche l’amore di lui verso di lei non è abbastanza , è tutto il resto a non bastargli; la sua condizione, l’accettazione dei suoi limiti.
L’amore per lei è la spinta che gli ha permesso di sopportare quello che gli è capitato di andare avanti ancora, per lei per l’amore che ha per lei, per la promessa fatta, ma non è abbastanza per accettare che quella diventi la sua condizione.
Forse non esiste amore abbastanza grande per accettare determinate cose, o forse l’amore stesso non può nutrirsi della sola accettazione.


Il libro tocca un argomento delicato come l’eutanasia, ma lo fa con delicatezza, in maniera sussurrata senza condanne, falsa retorica senza chiedere al lettore di schierarsi.
Riporta una storia, una storia d’amore fra una ragazza ed un ragazzo, l’incontro di due realtà diverse, il confronto fra due mondi, il modo di affrontare diversamente la vita e di decidere cosa farne del dono della vita.

“Non è necessario che pensi che lui abbia ragione. Ma devi stargli vicino.”

Il mio consiglio è di leggerlo, e di attendere insieme a me l’adattamento cinematografico.
Non vi dirò che non arriverete all’ultima pagina con un gli occhi annebbiati dalle lacrime o che non vi innamorerete di Will e Clark come ho fatto io e tutti coloro che hanno letto questo libro, ma vi dirò che è un bel libro, una piacevole sorpresa benché mi aspettassi qualcosa di diverso, con un ritmo incalzante e senza retorica e fronzoli.

Se qualcuno di voi l’ha letto e vuole lasciare i commenti lo spazio sotto è tutto vostro.

sabato 11 giugno 2016

FILONCINI DI PANE CON UVETTA, PISTACCHI E SEMI VARI


Buongiorno a tutti!
Scrivo del meteo? Anche no, il brutto tempo ha dilaniato il nord con pioggia e nuvoloni grigi tipici dell’autunno.
Parlo dei mille problemi della vita? Anche no, sono in una fase pessimista e quindi finisce che diventa un “vomito di parole”.
Racconto aneddoti più o meno seri? Già il blog ogni tanto ha delle cadute di stile, aggiungere carne al fuoco non è una scelta intelligente.
Allora di cosa vi parlo? Vi parlo di quanto impastare il pane mi piaccia e di quanto mi dia soddisfazione, di come ci sia qualcosa di magico in come la farina, l’acqua ed il lievito possano dar vita a qualcosa di così buono.
Perché il pane quando cuoce ha il profumo più buono che esista, perché nulla fa più casa del pane rustico, perché è un gesto antico come il mondo, un gesto che una volta si passava di madre in figlia ed è arrivato fino a giorni nostri.

E poi fare il pane in casa, apre un mare di possibilità nella scelta delle farine, dei vari gusti che lo possono arricchire.

Quando sono triste (ed ultimamente lo sono spesso), preoccupata o travolta dagli eventi della vita fare il pane mi fa ritrovare equilibrio e pace.

INGREDIENTI

250 gr. farina di Manitoba
100 gr. farina di segale
100 gr. farina integrale
150 gr. farina 0

200 ml di acqua
100 ml di latte fresco a temperatura ambiente

12 gr di lievito di birra

5 cucchiai di olio EVO
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaino di sale

30 gr. di uvetta precedentemente ammorbidita
30 gr. di pistacchi non salati
1 manciata di semi misti (io ho usato girasole, lino e zucca)**

PROCEDIMENTO

Nella planetaria versare le farine, sbriciolare il lievito, aggiungere il cucchiaio di zucchero e il latte e l’acqua tiepida e far partire l’impastatrice.
Quando l’impasto inizia ad incordare aggiungere il sale e l’olio ed i vari condimenti, nel mio caso uvetta pistacchi e semi vari.
Se l’impasto risultasse troppo duro aggiungere ancora un pochino d’acqua.
Lavorare l’impasto per 10 minuti e quando sarà diventato una palla omogenea, metterlo in una ciotola precedentemente unta d’olio a lievitare ben coperta ed in posto al caldo fino a quando non raddoppia il volume.

Quando l’impasto sarà raddoppiato, porzionarlo in 4 panetti più o meno dello stesso peso.
Prendere ciascun panetto e lavorarlo su un piano infarinato con le mani fino a ottenere un filoncino di circa 6 cm di diametro.
Ripetere l’operazione con gli altri tre panetti.

Lasciare lievitare per altri 20-30 minuti.

Accendere il forno a 180-200 gradi.

Prima di informarlo pennellare la superficie con un pochino di latte e fare dei tagli diagonali nell’impasto con un coltello affilato.

Infornare in forno per circa 15-20 minuti o fino a quando non saranno ben dorati e leggeri.

Lasciar raffreddare prima di mangiare.

Sono ottimi per una merenda, una colazione o quando si vuole


**esistono in commercio dei mix di semi già pronti. Io spesso uso quelli.

Torta di mele e yogurt

Oggi ospiti in cucina...ecco a voi Stefania e la sua splendida torta di mele Lascio la parola a lei: Io adoro le...